5 dicembre 2017

Come preannunciato, ecco il primo schizzetto su Vacci-nazione

Proviene dal sito della rivista Wired, dove un giornalista ha scritto una recensione al mio nuovo libro Vacci-nazione. Non riuscendo a smontare il mio lavoro, perché è solido, usa un'altra tecnica: insinua. Non appena ho letto l'articolo ho contattato lui e il suo direttore su Twitter, e mi hanno gentilmente dato l'indirizzo email a cui mandare la richiesta di rettifica, che vi incollo sotto. Sono passate 24 ore e non mi hanno ancora risposto. Per difendermi, quindi, rendo quindi pubblica la lettera, che il mio avvocato provvederà a inoltrare nuovamente con richiesta di rettifica. Va bene tutto: dite che il mio libro non vi piace, che è scritto con i piedi, che non siete d'accordo con quello che sostengo. TUTTO. Ma non che do spazio alle bufale sui vaccini, lasciando intendere che le promuova, quando è vero l'esatto contrario. E' un gioco subdolo, ma soprattutto veramente poco serio per chi fa questo mestiere. P.S. Avrei evitato tutto questo, se solo dalla redazione mi avessero risposto. L'articolo è online dalla mattina di ieri, ed è già diventato strumento di hater contro la serietà che metto nel mio lavoro. Non lo posso accettare
Gentile direttore, 
Ti scrivo in seguito alla lettura della recensione al mio libro "Vacci-nazione" dal titolo "I problemi del libro di Giulia Innocenzi sui vaccini". Nella recensione, a firma di di Riccardo Saporiti, ci sono frasi fuorvianti che chiedo di rettificare. Ogni critica è legittima, ed ero ben consapevole che ne avrei ricevute quando ho scelto di dedicarmi all'indagine sulla legge sui dieci vaccini obbligatori. Ben venga il dibattito, quindi, che purtroppo durante l'adozione della legge non c'è stato. Ma non posso accettare che si insinui che nel mio libro ci siano "cose che non quadrano dal punto di vista scientifico", come ha scritto il giornalista nel suo tweet, ma che lascia solo intendere nel suo articolo. Così non è, visto che ho utilizzato soltanto documentazioni scientifiche di organismi come l'Organizzazione mondiale della sanità o il ministero della Salute e di riviste scientifiche attendibili, e ho intervistato scienziati del calibro di Silvio Garattini dell'Istituto Mario Negri e Tom Jefferson della Cochrane Vaccines Field. 
Innanzitutto il sottotitolo: "La direttrice di Giornalettismo ha dedicato un libro ai vaccini. Nel testo c’è spazio per tante bufale, smentite dalla comunità scientifica, ma care alla propaganda NoVax". Certo, nel mio libro do spazio anche alle bufale. Come quella rimbalzata in diversi gruppi WhatsApp dei novax sulla povera Sofia, la bimba morta di malaria, che alcuni avevano provato a insinuare fosse morta in seguito a vaccinazione. Lo racconto, vero. Come racconto anche di uno dei testi "scientifici" cari a molti novax, e cioè lo studio di Montanari e Gatti sulle nanoparticelle di metalli pesanti trovate nei vaccini, che però di scientifico non ha niente, perché pubblicato in una rivista definita dagli esperti "predatoria", che pubblica cioè qualsiasi cosa. Scrivere che nel mio libro "c’è spazio per tante bufale, smentite dalla comunità scientifica, ma care alla propaganda NoVax", è fuorviante, perché non spiega al lettore che le bufale vengono raccontate in quanto tali, con tanto di smentita dal punto di vista scientifico. Ho creato un capitolo apposta che si chiama "Le paure dei free vax", dove do conto di alcune delle loro ritrosie nei confronti dei vaccini e ne spiego la genesi e scientificità! Dare spazio alle bufale per smentirle come ho fatto io è un conto, dare credito alle bufale è un altro. Per lo stesso motivo chiedo di rettificare la frase "tra aperture di credito ad alcune delle bufale più diffuse". Sempre dallo stesso capitolo, il giornalista attinge al racconto di un'altra delle paure dei free vax, questa volta più di matrice cattolica in realtà, che vorrebbe che nei vaccini ci siano "feti abortiti". Nel libro spiego la genesi di questa bufala. Ma il giornalista conclude comunque il paragrafo con la frase: "Quindi no, nei vaccini non ci sono cellule fetali.", come a smentire un'affermazione riscontrabile nel mio libro. Così non è, e chiedo quindi una rettifica. Forse per un eccesso di zelo, il giornalista a un certo punto rimarca quello che vorrebbe far credere essere un errore dell'autrice: "Quello che sfugge, però, è un elemento fondamentale. Il decreto Lorenzin, la legge che ha dato lo spunto per la scrittura di questo libro, non parla di vaccini antinfluenzali.". Da dove attinge il giornalista per affermare che mi "sfuggirebbe" che il vaccino antinfluenzale non è presente nel decreto Lorenzin? Forse deve essere sfuggito al giornalista, invece, che racconto del vaccino antinfluenzale nel capitolo intitolato "le case farmaceutiche", con riferimento alla pandemia, che poi tale è risultata non essere, del 2009. Quindi ben otto anni prima del decreto Lorenzin. Per questo chiedo di rettificare la frase. Infine, quando il giornalista parla "della cosiddetta Sindrome autoimmune indotta dagli adiuvanti" citata nel mio libro, introduce la critica alla "patologia che sarebbe stata scoperta da Yehuda Shoenfeld" con la frase: "Peccato che le cose non stiano esattamente così". "Così" come, mi viene da chiedere? E' il giornalista stesso a scrivere che "la stessa Innocenzi cita le critiche che vengono rivolte a questa scoperta". Mi permetto di specificare che non solo "cito", ma che introduco questa ricerca scrivendo che "ha fatto molto discutere", e che "dalla sua pubblicazione oltre ottanta studi hanno discusso la nuova sindrome proposta da Shoenfeld". Mi addentro poi nella lista delle critiche. Il giornalista rimarca che "intanto, però, nelle sue pagine trova spazio uno dei nuovi argomenti della propaganda NoVax". Certo che la ricerca dello scienziato Shoenfeld trova spazio nel mio libro, come in tantissime riviste scientifiche, ma sempre citando le critiche alla stessa e sempre nel capitolo intitolato "Le paure dei free vax" quando parlo dei metalli pesanti! Chiedo quindi di rettificare la frase sopracitata. Peccato inoltre che il giornalista non citi nulla del capitolo sui conflitti di interesse di chi ha adottato il piano vaccinale, a mio sindacabile giudizio il più interessante dal punto di vista giornalistico, ma certo, sono di parte. 
Tutto il resto rientra nel campo delle critiche legittime. Se per il giornalista è di poco conto che la stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a fine 2015 abbia scritto nel suo rapporto che l'indisponibilità dei vaccini monocomponenti, cioè quelli che coprono da una sola malattia, dipende "da strategie abusive volte a sfruttare i più alti livelli di prezzi attribuiti a prodotti plurivalenti contenenti un numero maggiore di vaccini", è una sua personale e lecita opinione, che diverge però dalla mia. Ben venga anche il fatto che voglia far passare come una boutade la proposta di chiedere allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di produrre i vaccini monocomponenti, emersa durante il dibattito in Senato. Qualcuno però dovrà produrli questi vaccini, visto che è previsto per legge, e la proposta cui ho fatto riferimento è stata ritenuta fattibile da scienziati del calibro di Tom Jefferson, della Cochrane Vaccines Field. 
Infine, bollare come "sentimentalismo" la sofferenza che ho provato conoscendo alcune famiglie di danneggiati da vaccino e proporre una sorta di contabilità dei lutti facendo un confronto con il dolore di chi è stato toccato dalla morte per morbillo, mi pare davvero di cattivo gusto, e soprattutto non appartiene al mio modo di lavorare, e di vivere. 
Cordiali saluti, 
Giulia Innocenzi


1 commenti:

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